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-Lo studio arti-mediale ”Octavia Thea” interviene nei campi specifici dell'architettura, delle arti, del restauro e del paesaggio, e l’espressione “sentimento italiano” ne indica il contenitore di valori che sono identità condivisa e imprescindibile.

-L’alta sensibilità e responsabilità delle arti sono la misura con la quale detti valori si realizzano.

-L’etica e l’estetica dell’arte di nuovo sensibilizzano e responsabilizzano il comportamento produttivo.
 

 
 
 

"La Signora di Castelletto Molina"

E' grazie a Carlo V, il grande sovrano sul cui dominio non tramontava mai il sole, che fu elevato ulteriormente il prestigio dei Thea, patrizi di Acqui, con il Diploma imperiale "dato" in Genova il 12/6/1543: <<attendentes praeclarum et insignem animi tui virtutem... et tua erga nos, Romanumaque imperium devotionem et fidem>> recitava la motivazione del titolo di conte palatino concesso, con relativo stemma gentilizio, al giureconsulto Giovanni Thea Vicario della Città di Pavia.

Non nuova agli onori famigliari fu quindi la sua discendente in linea collaterale Ottavia Thea, appartenente alla medesima agnazione patriziale acquese, quando un altro sovrano, il Marchese del Monferrato e comitale annesso, del feudo di Castelletto Molina, ereditato dal padre Giacomo Thea, grazie al provvedimento di rinnovazione del 17 giugno 1689 in favore della stessa Ottavia maritata al conte Gerolamo Porta.

Che quest'ultima fosse stata una feudataria particolarmente energica ed attiva lo  provano tanti fatti che la riguardano nelle cronache del feudo, dopo la morte del padre del 1670, con l'aver riesumato l'obbligo del giuramento di fedeltà da parte dei propri sudditi di castelletto Molina, addirittura inviare i suoi consoli in Acqui ad inginocchiarsi dinanzi alla loro Signora, per giurare e permettere fedeltà alla stessa sulla pagine del Vangelo!

Colei che tutto ormai chamavano "La Signora di Castelletto", assai più per la suo forte personalità che per la sua potestà feudale, esplicò il proprio intelligente arrivismo nei piu svariati campti dell'amministrazione locale, non senza scontrarsi a volte con i minuti particolarismi dei suoi sudditi, tanto che lo stesso Vescovo di Acqui Mosignor Gozzani di San Giorgio ebbe ad intervenire nel 1681 per porre fine alle diatribe ristabilendo la quiete << et far conoscere i soliti segni di fedeltà de' sudditi verso la illustrissima et eccellentissima Padrona>>.

Quest'ultima, tra le tante sue attività di governo curò anche particolarmente il restauro dell'antico castello del feudo, così come curò l'avito palazzo in Acqui, passato dopo l'estinzione dei Thea conti di Castelletto Molina e delle famiglie a loro succeduto attraverso altri proprietari: é lo stesso palazzo che é oggigiorno a nuova vita "artimediale", negli storici ed artistici ambienti fedelmente recuperati dove tuttora abita lo spirito della "Signora di Castelletto".

Gustavo di Groppello, Settembre 2005

 

 

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